Non tutti gli orsi sono uguali

Il crollo dei corsi sui mercati azionari globali ha messo incertezza a molti investitori. Il rallentamento dell’economia mondiale crea un nervosismo latente. Il 2019 sulle piazze finanziarie, infatti, è iniziato come era finito il 2018: con una grande volatilità.

I motivi dell’incertezza sono attualmente numerosi in borsa. In Giappone, in Cina, nell’Eurozona, in Brasile o negli Stati Uniti: in tutto il mondo la congiuntura economica si indebolisce. In particolare la debolezza della crescita cinese preoccupa gli investitori. La forte correzione del prezzo del petrolio dall’autunno scorso può essere una buona notizia per i consumatori, ma non per gli esportatori di petrolio come l’Arabia Saudita e la Russia. In passato, i ribassi del prezzo del petrolio sono stati spesso presagio di recessione nei paesi industrializzati.

Una delle ragioni principali della contrazione della domanda va ricercata nella guerra commerciale e nella conseguente incertezza di pianificazione per i capitani dell’economia. Maggiori tariffe doganali non promettono bene per l’economia mondiale e le controversie commerciali tra Washington e Pechino gravano da tempo sull’umore degli investitori. In questo scenario la curva dei tassi USA si è nettamente appiattita. I tassi a lungo termine sono diminuiti di circa mezzo punto percentuale dall’autunno. I rendimenti dei titoli di Stato USA a dieci anni sono solo di 0,27 punti percentuali superiori a quelli dei T-Bill a tre mesi. Nell’intervallo di durata tra uno e quattro anni la curva è addirittura leggermente inversa, quindi i rendimenti a breve termine sono superiori a quelli a lungo termine. In passato una curva dei tassi d’interesse inversa negli Stati Uniti si è rivelata un indicatore anticipatore affidabile delle recessioni (v. Che cosa indica il mercato obbligazionario statunitense?). Mentre alcune settimane fa gli operatori del mercato si aspettavano ancora da due a tre aumenti dei tassi di riferimento per il 2019, ora ritengono che la Fed non procederà a ulteriori aumenti dei tassi. Per il 2020, i tassi a termine suggeriscono una prima riduzione del tasso di riferimento.

In questo contesto di mercato, molte imprese continuano a registrare utili buoni, ma non più eccellenti; in molti casi i margini di profitto sono diminuiti. A questo cocktail di preoccupazioni si aggiunge il disagio per la politica monetaria rigorosa della banca centrale statunitense, visto che i rischi macroeconomici sono complessivamente aumentati.

Storicamente le recessioni e i mercati ribassisti vanno di pari passo

In questo contesto, i mercati azionari hanno registrato pesanti correzioni da ottobre. Per alcuni giorni di dicembre, la principale borsa mondiale di Wall Street si è addirittura trasformata in un mercato ribassista. Si parla di mercato ribassista quando i corsi crollano di almeno il 20% dall’ultimo valore massimo. La cosa più preoccupante è probabilmente la situazione complessiva della borsa statunitense. In un mercato azionario «sano», un’ampia gamma di azioni e settori tende al rialzo. In altre parole, le azioni che fanno registrare nuovi record annuali sono molte di più di quelle che scendono ai minimi delle ultime 52 settimane. In ogni correzione dei corsi di grande portata dalla fine della crisi finanziaria globale, la cosiddetta ampiezza di mercato di Wall Street è rimasta relativamente sana. Ma non è stato così nel recente periodo di declino.

Molti investitori interpretano l’intenso movimento al ribasso come un indizio di recessione negli Stati Uniti. Infatti il mercato azionario è considerato un indicatore anticipatore del ciclo congiunturale, e storicamente le recessioni e i mercati ribassisti vanno di pari passo. Ma è anche vero che un mercato ribassista preannuncia una recessione? La risposta è: non necessariamente.

Mercati ribassisti sulla borsa statunitense

Mercato ribassistaDurata in mesiRécession*Durata in mesiVariazione
S&P-500 in %
Da maggio 2011 a ottobre 20115-22
Da ottobre 2007 a marzo 200917Da dicembre 2007 a giugno 200918-58
Da marzo 2000 a ottobre 200231Da marzo 2001 a novembre 20018-51
Da luglio 1998 a ottobre 19983-22
Da luglio 1990 a ottobre 19903Da luglio 1990 a marzo 19918-20
Da agosto 1987 a ottobre 19872-36
Da novembre 1980 ad agosto 198222Da luglio 1981 a novembre 198216-28
Da settembre 1976 a marzo 197818-20
Da gennaio 1973 a ottobre 197421Da novembre 1973 a marzo 197516-50
Da dicembre 1968 a maggio 197017Da dicembre 1969 a novembre 197011-37
Da febbraio 1966 a ottobre 19668-24
Da dicembre 1961 a giugno 19626-29
Da agosto 1956 a ottobre 195714Da agosto 1957 ad aprile 19588-21
Da giugno 1948 a giugno 194912Da novembre 1948 a ottobre 194911-21
Da maggio 1946 a maggio 194712-28
Media (senza recessione)7.7-25.9
Media (con recessione)17.1-35.8
Media12.7-31.1
*National Bureau of Economic Research
Fonte: Pension Partners LLC

Dalla fine della Seconda guerra mondiale il mercato azionario statunitense ha attraversato 15 periodi ribassisti. Ma l’elenco dei periodi ribassisti senza una contemporanea recessione dell’economia statunitense è probabilmente più lungo di quanto molti investitori si aspetterebbero intuitivamente. In quasi la metà di tutti i casi (46,7%), l’S&P 500 ha registrato una correzione temporanea di almeno il 20% senza che l’economia statunitense subisse una recessione. Il mercato azionario può essere almeno in parte un indicatore anticipatore, ma è lungi dall’essere un indicatore «perfetto», come dimostra la storia. A volte in borsa ci sono semplicemente scossoni violenti che rettificano le esagerazioni precedenti. In un mercato azionario «sano» a lungo termine è giusto che sia così, e ogni ribasso offre agli investitori promettenti opportunità d’ingresso.

Attualmente la congiuntura è migliore di quanto faccia pensare il sentiment degli ultimi tempi

Nessuno è in grado di prevedere con certezza se nell’anno in corso il mercato azionario statunitense diventerà ribassista. Attualmente, però, la congiuntura è migliore di quanto faccia pensare il sentiment degli ultimi tempi. Gli utili societari e la crescita economica negli Stati Uniti sono ancora davvero impressionanti, mentre le valutazioni azionarie sono state ridotte dalla correzione dei corsi a un livello più ragionevole e talvolta addirittura interessante. La fiducia dei consumatori si colloca in prossimità dei massimi storici. Anche il mercato del lavoro rimane solido. Praticamente tutte le persone in cerca di un posto di lavoro riescono a trovarlo. Anche l’indice dei principali indicatori economici del Conference Board lascia pensare che la crescita proseguirà. A sua volta, la banca centrale statunitense ha già segnalato all’inizio dell’anno che presta attenzione alle preoccupazioni del mercato per i rischi e che è disposta a modificare la sua politica monetaria se diventasse necessario. Per questo motivo, la Banca Migros non si aspetta un crollo dell’economia statunitense nell’anno in corso.

Che differenza può fare un anno

Fonte: Bloomberg

Tuttavia, l’anno scorso e l’inizio di 2019 difficoltoso sui mercati dimostrano che la borsa non è una strada a senso unico e che gli anni fortemente positivi, come il 2017, non sono la regola. Solo perché i corsi azionari sono diminuiti fortemente dallo scorso ottobre, ciò non significa che la recessione sia imminente. Le fasi di oscillazione sono naturali in borsa tanto quanto i periodi di rialzo.

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